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Il convento degli agostiniani a Sant’Angelo e la chiesa di Santa Maria Regina

di Achille Ferrari

Ho L’illustre presenza dell’agostiniano Papa Leone XIV a Sant’Angelo il 20 giugno scorso è stato un avvenimento storico veramente importante e può essere un incoraggiamento per ripercorrere un pezzo di cammino della religiosità santangiolina e per far conoscere la venuta degli agostiniani a S. Angelo.
L’intento di queste righe è proprio quello di farvi conoscere la storia del Convento, dell’Ordine degli Agostiniani con la devozione a S. Nicola da Tolentino e la consacrazione della Chiesa di S. Maria Regina.

La famiglia Visconti all’origine della chiesa
e del convento degli Agostiniani


Nel luogo vicino all’odierna Chiesa di Santa Maria Regina ed alla ex villa di Francesco Cortese, nel medioevo sorgeva una Chiesa dedicata a “Santa Maria in Cogozzo” fatta costruire dalla famiglia feudale dei Visconti. Infatti dai documenti dall’archivio diocesano si sa che, agli inizi del Quattrocento, il Duca Giovanni Maria Visconti (1388-1412), in ricordo della “pia mente dei suoi genitori”, fece costruire questa nuova Chiesa dedicata alla Madonna.
È da notare che il Duca Giovanni Maria nella sua breve vita (di soli 24 anni) non è stato molto “tenero” con i suoi genitori e in particolare con sua madre. Ma procediamo con ordine.
Il ducato di Giovanni Maria durò dieci anni e, secondo un cronista del tempo, furono dieci anni di “stragi, incendi, ruine, ruberie”; una volta fece massacrare più di 200 persone perché nel corso di una delle tante battaglie locali, avevano osato manifestare per la pace; avvelenò o fece avvelenare la madre Caterina Visconti a Monza il 17 ottobre 1404, che pur lo aveva più volte aiutato contro i suoi molti nemici.
Dopo alcuni anni per l’appunto, forse preso dal rimorso del matricidio, fece costruire la Chiesa di Santa Maria in S. Angelo dedicata alla memoria dei suoi genitori e nello stesso anno, il 16 maggio 1412, alcuni aristocratici milanesi guidati da Estore Visconti, uno dei figli naturali di Bernabò Visconti, pugnalarono il Duca Giovanni Maria mentre usciva dalle stanze per andare a Messa nella Chiesa di corte, S. Gottardo a Milano.

L’ordine degli eremiti di Sant’Agostino

Ma grazie a Dio nel corso dei secoli, molti uomini e donne, guidati da un grande amore per Gesù Cristo e per l’umanità più bisognosa, sotto la guida dello Spirito Santo, hanno fondato famiglie religiose che la Chiesa, con la sua autorità, ha accolto e approvato, come vie sicure e autentiche di santità.
A differenza degli altri Istituti Religiosi la famiglia agostiniana però ha delle caratteristiche particolari con il fondatore. Essa infatti non ha avuto un’origine e un fondatore allo stesso modo come l’hanno avuti, ad esempio, gli altri tre “Ordini Mendicanti”: i Francescani, i Domenicani e i Carmelitani.
Secondo S. Possidio, (biografo di Sant’Agostino) alla sua morte, Agostino (430) “Lasciò alla Chiesa Monasteri maschili e femminili pieni di asceti con i loro superiori, insieme con le biblioteche fornite di libri” (31, 8).
Le invasioni dell’Africa romana da parte dei Vandali e poi degli Arabi, distrussero le fondazioni monastiche agostiniane in Africa, contribuirono a farle trapiantare in Spagna, in Francia e nell’Italia meridionale finché col passare dei secoli decaddero sempre più fin quasi a scomparire.
Nei secoli XII e XIII invece sotto lo slancio della nuova rinascita spirituale sorsero delle nuove comunità che vivevano la spiritualità eremitico-contemplativa e avevano adottato la Regola di Sant’Agostino desunta in particolare da alcune sue opere quali: la “Regola ad servos Dei”, il “De Opere Monachorum” , la “Lettera alle monache del Monastero di Ippona (423)”e i “Sermoni 355 e 356”: queste comunità venivano chiamate per la loro ispirazione di fondo Frati di Sant’Agostino, detti anche “Eremitani” (oggi più semplicemente Agostiniani); essi avevano i loro “romitori” situati poco lontano dai centri abitati, i loro membri erano costituiti da laici e sacerdoti, conducevano una vita di preghiera e di penitenza ed erano però in stretto contatto con il popolo, anche senza avere la diretta cura pastorale.
Le principali comunità in Italia erano gli “Eremiti di Sant’Agostino della Tuscia”, diffusi soprattutto in Toscana, nel Lazio superiore e parte dell’Umbria; gli “Eremiti di S. Giovanni Bono” (chiamati giamboniti) fondati dal Beato Giovanni Bono e diffusi in Romagna e in Lombardia; gli “Eremiti di Brettino”, così chiamati da una località presso Fano (Brèttino) dove sono sorti, diffusi nelle Marche, nell’Umbria, nella Romagna e nel Veneto; di queste congregazioni Papa Gregorio IX (1227-1241) nel 1228 approvò la scelta della Regola agostiniana e nel 1235 come risulta da una sua “Bolla” confermò le costituzioni. Ma è con il “protettore” degli ordini mendicanti il Papa Alessandro IV (1199-1261) che nel marzo del 1256 a Roma, presso la Chiesa di Santa Maria del Popolo, si riunirono per suo volere i delegati di tutti i Monasteri sopra elencati e di altri istituti di minore consistenza, in numero di circa 300 persone. Alla presenza del delegato del Papa, ascoltano e accettano la volontà del Pontefice di unirsi giuridicamente per costituire un unico grande Ordine, l’Ordine degli Eremitani di Sant’Agostino. Nasce così ufficialmente la famiglia religiosa agostiniana, che viene annoverata fra gli ordini mendicanti o di fraternità apostolica, sul modello dei Francescani (fondato nel 1209 da S. Francesco d’Assisi; nel 1528 si separarono i Capuccini), i Domenicani (fondato nel 1216 da S. Domenico di Guzmàn) e i Carmelitani (fondato nel 1156 da Bertoldo da Calabria sul Monte Carmelo), già sorti da alcuni decenni e approvati dalla Chiesa. Benchè, come abbiamo già scritto, nel 1256 gli Eremiti Agostiniani erano considerati ordini mendicanti ufficialmente però furono considerati come tali solo dal Papa S. Pio V (1566-1572) nel 1567.
Quindi 770 anni fa, il Papa Alessandro IV ha dato origine all’Ordine di Sant’Agostino, chiedendo, con la Bolla “Licet Ecclesiae catholicae”, a tutte le comunità religiose che seguivano la Regola monastica del grande Dottore della Chiesa di lasciare gli eremi e i luoghi isolati per entrare nelle città e fondarvi chiese, scuole, ospedali, centri di cultura e di carità. Promuovendo la ricerca della Verità quale bene insopprimibile dell’uomo: teologi di rilievo tra gli altri furono: Johan von Staupitz (+1524) e il suo allievo Martin Lutero (1483-1546).

Il vescovo di Lodi e gli agostiniani a Sant’Angelo

Milano con la Lombardia, ha vissuto nei secoli una significativa presenza agostiniana. E non poteva essere diversamente, del resto, considerando che la conversione di Agostino è avvenuta proprio a Milano, in seguito all’incontro con il santo vescovo Ambrogio, che battezzò il “retore” della Numidia nella veglia pasquale del 387. Proprio nella città ambrosiana gli agostiniani si insediarono nel convento di San Marco che acquistò subito un tale rilievo da diventare fin dal 1256, sede generale dell’Ordine e luogo prestigioso di produzione culturale.
L’impegno spirituale e culturale degli agostiniani a Milano venne ancor più rafforzato dal confessore e guida spirituale il “magister” Lanfranco Settala, che era stato docente dell’università di Parigi.
Altra figura di rilievo fu il monaco eremitano Bonifacio Burigelli priore a Pavia del convento degli agostiniani presso la chiesa romanica di S. Pietro in Ciel d’Oro dal 1357 fino al 1393: egli che commissionò e definì il capolavoro artistico dell’”Arca di Sant’Agostino” - dove riposano da tredici secoli le spoglie del Dottore della Chiesa - divenne vescovo di Lodi facendo il suo ingresso il 10 maggio 1393.
Il suo ministero è ricordato e lodato per “le sue rare e singolari doti di virtù e prudenza” tratti questi non da poco per le varie lotte tra le varie fazioni di allora. Egli intraprese ingenti lavori di restauro per il palazzo vescovile e sovvenzionò i suoi confratelli eremitani per la costruzione ex novo della Chiesa di Santa Agnese e il convento di Lodi.
Dopo undici anni il 16° vescovo di Lodi morirà a Pavia l’8 ottobre 1404 nel convento degli eremitani dove si era ritirato per gli eventi bellici tra i Vignati e i Visconti.
Un grande studioso dell’antichità classica, Francesco Petrarca (1304-1374) fu ospite dei Visconti dal 1353 al 1361 e sostò in diversi castelli nel milanese, molto probabilmente prima di giungere a San Colombano non è da escludere che sia stato ospite anche qui da noi.
Ebbene il “Letterato” Petrarca coniò tra l’altro il nuovo stemma araldico dei Visconti: accanto al “biscione visconteo” aggiunse l’aquila imperiale col motto “A bon droit”, fu molto affascinato dalla lettura de “Le Confessioni”, la più significativa e conosciuta opera di Sant’Agostino, amato dal poeta per l’esemplarità della vita e la profondità dell’introspezione. Per tutta la vita Petrarca fu circondato da frati agostiniani (nella corrispondenza dell’autore del “Canzoniere” si trovano i loro nomi) i quali nutrirono grande ammirazione per lui, non solo per il suo talento di poeta, ma anche perché precursore di un nuovo movimento culturale: l’Umanesimo.
Tra gli agostiniani famosi non possiamo non menzionare l’insigne Maffeo Vegio (1407-1458) pedagogista costituito dalla “verecondia” che rappresentava la virtù somma a cui si orienta tutto il processo educativo e fra Simone da Camerino (1392-1478) priore del convento di San Domenico “di costumi candidissimi, di zelo ardente dell’onore di Dio, d’efficacia straordinaria nella predicazione.
Nel 1454 con la sua eloquenza, prudenza e virtù concluse la Pace di Lodi, tra Francesco Sforza Duca di Milano e i Veneziani” (cfr dal “Descriptio Europee” di Papa Pio II (1439-1503) fondatore della città di Pienza): fu un semplice monaco agostiniano che ottenne ciò che diplomatici più illustri non erano riusciti a raggiungere, la pace, l’obiettivo tanto atteso dal popolo stanco di guerre e di morti per un castello in più o per un diritto ad un ponte sul fiume.
Diversi altri conventi degli eremitani sorsero nel Lodigiano: a Casalpusterlengo, a Castiglione d’Adda e a Corno Giovane e un insediamento di notevole importanza era quello di Santa Maria a Sant’Angelo. Verso la fine del Quattrocento ed esattamente tra il 1472/73 infatti alla Chiesa di Santa Maria si era aggiunto il convento di eremitani di Sant’Agostino.
L’ultimo della dinastia dei Visconti, Filippo Maria (fratello di Giovanni Maria) la dotò di una messa quotidiana e volendo costruire un convento di eremitani di Sant’Agostino ne fece domanda al pontefice e la concessione fu data da Niccolò V (1397-1455), considerato il primo Papa umanista.
Negli anni successivi un testamento in data 30 giugno 1501 della contessa Caterina di Guarnerio Castiglioni vedova del conte Giovanni Attendolo Bolognini (figlio del primo conte di Sant’Angelo, Michele Matteo Mazzagatti detto il Bolognino (1384-1464) ex Prefetto d’Armi della città di Pavia) ordina che in “detta Chiesa” si costruisca una Cappella di S. Nicola da Tolentino spendendo la somma di “200 fiorini da soldi 32” come pure a “spendere” altrettanti fiorini per una Pala dipinta d’altare del Santo e ricchi paramenti per detta Cappella.

FINE PRIMA PARTE





AMICI BIANCHERIA Dott.ssa Alessia Altrocchi Galluzzi Galluzzi



Carta topografica settecentesca indicante una croce dove sorgeva il convento degli agostiniani. In seguito poi venne edificata la villa Cortese.