LaTanti anni fa, con un po’ di coraggio e molta incoscienza riuscimmo a creare il boschetto Wwf che si trova, come saprete tutti, in via Cortese, nei pressi dell’ospedale Delmati a Sant’Angelo Lodigiano. Si trattò di uno dei primi progetti realizzati dal Wwf Lodigiano. Il risultato positivo venne grazie ad una sinergia di forze. L’amministrazione comunale mise a disposizione un’area verde pertinente un piano di lottizzazione; le piante vennero fornite dal “Boscoincittà di Milano” (una realtà molto attiva negli anni ’80) e il Wwf organizzò i volontari e tanto lavoro che prosegue ancora oggi. Nel tempo poi seguirono tanti altri interventi del genere (ne ricordo uno ben riuscito a San Colombano al Lambro, altri a Borghetto Lodigiano, tante iniziative negli spazi del consorzio Basso Lambro. Recentemente uno a Castiraga Vidardo). Non sempre le iniziative portarono al mantenimento dei filari o dei boschetti. Quando la cura manca le piante soccombono, essendo come addomesticate.
Nei giorni in cui fa un caldo torrido si capisce quanto le piante siano indispensabili per ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici. Tengo sempre sulla scrivania un articolo di Stefano Mancuso, che scrive: “Per questo torno a proporre che piantare una sufficiente quantità di alberi (che rimuovono la CO2 dall’atmosfera) è una soluzione fondamentale. Dovremmo piantare mille miliardi di alberi (forse qualcosa in più) e ci vorrebbero anni, forse decenni, prima che i risultati diventino evidenti, ma possiamo essere certi che ci sarebbero...” e poco più avanti conclude: “che ciascun Paese della Terra pianti la sua quota di alberi. I miracoli accadono”.(1)
E veniamo all’oggi. Sotto l’influenza di Mancuso mi sono convinto che piantare alberi sia oggi uno degli obiettivi prioritari, ma basta il volontariato per raggiungere un qualche risultato?
Come dicevo all’inizio i volontari non dispongono di terreni. Li devono chiedere alle Amministrazioni pubbliche. A volte i nostri canali possono portarci ad avere piante gratuite da donare alla collettività e poi, ammesso che questi due punti siano facili da risolvere arriva il punto dolente. Una volta piantate le giovani piante vanno accudite (bagnate e curate per almeno due anni) e negli ultimi anni i volontari, disposti ad occuparsi di queste attività, sono calati drasticamente (se un tempo ne avevamo venti ora ne abbiamo due). Così succede che si faccia una piantumazione ed un volontario vi si leghi per i prossimi anni. I comuni spesso dicono : “va bene piantiamo le piante, ma poi le curate voi!” e questo rende lentissima la proliferazione di boschetti e filari. I pochi volontari si legano ad un‘area e, per un po’ di anni, non saranno più in grado di intervenire su un altro progetto.
Questo mi fa dire che, se vogliamo raggiungere i risultati prospettati da Mancuso, il volontariato non basta più. Occorre una mobilitazione civile generale.
Alcune proposte:
- Le Amministrazioni comunali potrebbero individuare aree libere per la creazione di boschi. Senza aspettare i volontari un qualsiasi cittadino potrebbe andare a piantare la propria pianta per curarla poi negli anni a venire.
- Le Amministrazioni potrebbero creare aree boschive da sé e potrebbero individuare personale per accudire le piante giovani.
- I cittadini si mettano a disposizione delle associazioni che fanno queste attività. È ormai indispensabile quanto il volontariato sanitario.
- Che si provveda a decementificare, anche piccole aree sostituendo il cemento con gli alberi.
- Proponiamo idee per piantare il maggior numero di alberi possibile.
- È la frontiera dei prossimi anni da raggiungere con costanza e perseveranza.
PS: chi volesse dare una mano può scrivere a wwflodigiano@gmail.com
(1) Stefano Mancuso,
Mille miliardi di alberi,
La Repubblica
Martedì 10 agosto 2021