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Nico Acampora e i ragazzi di “PizzAut” testimoni di San Rocco

Nel lunedì della Sagra un racconto di grande inclusione

di Matteo Fratti

È una bellissima serata – “che scalda il cuore” – quella in cui, per la quarta edizione del testimone di San Rocco, nel lunedì della Sagra, si rinnova un appuntamento che è ormai tradizione, nella condivisione di una forte esperienza di impegno civile, politico, sociale, come sulle orme del cammino che fu del Santo pellegrino.

A dare la sua testimonianza per l’occasione, stavolta, è Nico Acampora, meglio conosciuto come il fondatore di “PizzAut” , sogno “di una notte buia e tempestosa” – dice lui, come se alludesse anche a un momento (disperato) della vita – che s’illumina proprio dal momento in cui il suo impegno si fa a mille, per dare invece un “altro” futuro a suo figlio Leo, a cui a due anni viene diagnosticato l’autismo, dando seguito all’idea più volte giudicata “pazza”, di fare una pizzeria dove lavorino solo ragazzi autistici. “Acampora, se lei pensa di riuscirci è più handicappato dei suoi ragazzi” – tuona, in un salone dell’oratorio di San Rocco davvero gremito, rievocando chi solo pochi anni fa, gli aveva dato contro. Sono invece i fatti a dargli lustro, con tutto quanto riesce a realizzare da quel primo grande passo, che inaugurava a Cassina de’ Pecchi nel 2021, la loro prima pizzeria. Una storia ormai agli onori delle cronache, i cui retroscena raccontano, si, di numerose fatiche, ma che hanno reso possibile l’impossibile. E con ciò, anche un miracolo. Per chi avesse mai sentito parlare di autismo infatti, sono note le progressive difficoltà che per gradi, appaiono come barriere insormontabili ad una certa indipendenza. E così il pregiudizio cede talora spazio allo stigma sociale che rende ancor più improbabile il realizzarsi nella vita di famiglie che incontrano la disabilità. Un muro istituzionale, contro cui ci si scontra e che non possiamo accettare: quando un ragazzo autistico a scuola viene fatto entrare due ore dopo perché manca il personale di sostegno – e tutti gli altri in orario normale, mentre chi non può sta a guardare (tutti allora, dovrebbero indignarsi, e chiedere di entrare più tardi); quando una famiglia (dalla cronaca romana più recente) arriva a togliersi la vita nella solitudine del dramma per la propria bambina gravemente disabile, che non riesce ad affrontare. Paradossalmente allora, avere un figlio disabile diventa come un lusso - dice, cioè come qualcosa che non ti puoi permettere. Quel che Acampora ha visto e vede ogni giorno, con le famiglie dei ragazzi che incontra ed assume a PizzAut, che invece si trasformano nella speranza che apre il cuore (e le menti), attraverso un progetto che ha messo in campo anzitutto l’amore, per fare in modo che ciascuno dei propri figli si realizzi in un mondo su misura, che offra davvero delle possibilità e non li confini ai lavoretti di centri che si rassegnano all’impossibilità dei mezzi, e neppure si fa nulla per cambiare. Coinvolge tutti, Acampora, ed invita ciascuno ad essere chiamato in causa, travolto dal suo impetuoso avvicendarsi a raccontare, accattivante testimonianza che un mondo diverso è possibile: basta volerlo. “Siamo fatti di – versi, perché siamo poesia” - è uno degli slogan sulle magliette dell’equipe o di chi voglia farne parte, che ha potuto gustarne la pizza o assaporare per ora solamente la bontà del progetto, concretezza di un sogno che si realizza e assume oggi 41 ragazzi, ciascuno con la sua storia di cambiamento, rispetto a destini che parevan già segnati. Come quello di Letizia, che sembrava non poter scrivere e giudicata inabile al lavoro, nel passaggio dalla realtà scolastica in qualche modo strutturata al vuoto di una realtà che disorienta, senza sbocchi: nell’assunzione a PizzAut progredisce ed è felice, dallo sparecchiare alla comanda ai tavoli, contro ogni aspettativa che nemmeno la scuola aveva saputo darle. La testimonianza è anche quella dei suoi genitori o di Francescone, ora barman di PizzAut. E gli aneddoti piovono come tempesta nel travolgente entusiasmo di Nico come quello di chi dice “SI – PUO’ – FARE!”, contro i suoi detrattori e l’appoggio di chi ha creduto nel suo sogno. Un forno che rilascia le pizze quando sono pronte (come un tostapane gigante) perché i ragazzi le infornano, ma non le tirano fuori; delle affettatrici schermate; friggitrici più fonde, per un lavoro in completa sicurezza. E al cameriere universitario cui il padrone ha detto: “te non ti assumono neanche da PizzAut” – dice: “la differenza è che per lui lavori in nero, qui invece sei assunto a tempo determinato”! Ma occorrono investimenti veri, non assistenzialismo, sottolinea Acampora. E PizzAut è oggi anche a Monza, oltre che di prossima apertura nei pressi del polo universitario IULM di Milano; ha incontrato più volte il presidente Mattarella (affettuosamente “nonno Sergio”, per i ragazzi) e Papa Francesco. Lavoro e dignità sono così le parole chiave della testimonianza “sanrocchina” 2026, “seme” vivo sul terreno di una mentalità che ancora molto deve impegnarsi, per poter cambiare.



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