Il Ponte di Sant'Angelo Lodigiano Foglio d'informazione locale

Papa Leone XIV a Sant’Angelo: una giornata storica

Il Pontefice in visita pastorale nella nostra città sabato 20 giugno sulle orme
di Santa Francesca Cabrini, prima Santa d’America. L’arrivo in elicottero allo stadio
comunale gremito di ragazzi e il discorso in basilica, incentrato sulla patrona dei migranti
e sul fenomeno attuale delle migrazioni. “Se Madre Francesca vivesse oggi,
che cosa le direbbe la sua anima missionaria?”. Poi un appello:
“Conoscete Santa Francesca Cabrini. Chi conosce Madre Cabrini ne rimane conquistato”

di Lorenzo Rinaldi

Prima del 20 giugno 2026, l’unica volta in cui un Papa aveva messo piede nel territorio lodigiano era stato 32 anni fa. Era il 20 giugno 1992 e il pontefice era Giovanni Paolo II, che arrivò a Lodi e parlò in piazza Vittoria. Basterebbe questo dato per sottolineare come la visita pastorale di Papa Leone XIV il 20 giugno 2026 a Sant’Angelo Lodigiano sia storica. Lo è, appunto, perché si tratta della seconda volta di un Pontefice nella diocesi di Lodi. Lo è perché è assai raro che un Papa compia una visita in una cittadina di 13mila abitanti. E’ storica, infine, perché è giunta inattesa - anche se forse, nel cuore di molti, non inaspettata - nel segno di Santa Francesca Cabrini, morta il 22 dicembre 1917 a Chicago, la stessa città nella quale Papa Prevost è nato il 14 settembre 1955.
L’annuncio ufficiale della visita è stato dato il 23 aprile dal vescovo di Lodi, monsignor Maurizio Malvestiti: il programma indicato dalla Santa Sede prevedeva il decollo del Papa da Pavia in elicottero alle 18,45, l’arrivo allo stadio Carlo Chiesa alle 18,55; il trasferimento con la Papa mobile in basilica, l’adorazione del Santissimo, la venerazione del cuore di Santa Cabrini, il discorso e la ripartenza in elicottero dallo stadio alle 19,45 in direzione Roma.

I tempi dell’arrivo sono stati rispettati, si è invece un poco dilungato l’orario della ripartenza, bene per quanti hanno avuto la fortuna di incrociare lo sguardo del Papa, di stringerli la mano, di rivolgergli la parola.
“Sono qui per rendere omaggio a madre Cabrini, Patrona dei migranti, prima Santa degli Stati Uniti d’America, nata qui, a Sant’Angelo Lodigiano, nel 1850, e morta a Chicago, la mia città natale, nel 1917. Quando ho saputo che Sant’Angelo Lodigiano dista pochi chilometri da Pavia, ho pensato subito di cogliere l’occasione… Ed eccomi qua. Grazie, grazie della vostra calorosa accoglienza! Così voi mi dimostrate l’amore della Chiesa laudense per il Papa, un amore che madre Cabrini nutriva con singolare devozione e obbedienza”, queste alcune parole del Pontefice, pronunciate in basilica, all’interno del discorso.
La visita a Pavia era programmata da tempo, nella città che accoglie le spoglie di Sant’Agostino nella chiesa di San Michele in Ciel d’Oro (Leone XIV è un agostiniano); e dunque, una volta saputo che la città natale della Cabrini era facilmente raggiungibile, ecco la decisione. E’ stato proprio lo speciale legame con la santa a portare a Sant’Angelo il Pontefice, a testimonianza di come la suora missionaria sia molto conosciuta negli Stati Uniti, dove ha dispiegato tra l’Ottocento e il Novecento le sue principali opere a favore degli immigrati italiani. E dove tuttora operano con grande energia le sue suore, in una fase storica nella quale l’amministrazione Trump ha avviato una forte campagna anti immigrati irregolari, con i robusti finanziamenti all’Ice, la speciale polizia che si occupa proprio di immigrazione e che è finita al centro della bufera per i modi violenti di agire, che hanno anche prodotto vittime civili. Le suore cabriniane, oggi, sono impegnate con gli ultimi, con gli immigrati, negli Stati Uniti, e rappresentano una voce forte e autorevole, riconosciuta dalla popolazione. Ecco perché due importanti quotidiani, il “New York Times” e “Il Corriere della Sera”, prima e dopo la visita di Leone XIV nella città della Cabrini hanno scritto che il messaggio del Pontefice in tema di immigrazione non doveva essere letto solo con gli occhiali italiani ma, anzi, aveva un respiro mondiale e il riferimento ai rapporti con l’amministrazione Trump era sottinteso.
Ma torniamo ai giorni precedenti la visita. L’annuncio, come detto, è arrivato il 23 aprile. Dunque, per organizzare tutto al meglio, il tempo a disposizione era relativamente poco. E qui sono stati numerosi i soggetti chiamati a dare il loro contributo. La diocesi di Lodi, la parrocchia e il Comune di Sant’Angelo, le forze dell’ordine, i vigili del fuoco, il mondo del volontariato, il sistema dell’emergenza medica (sarebbe impossibile citare tutti); sul versante vaticano, invece, la Gendarmeria Vaticana e la Prefettura della Casa Pontificia. Tanti, anzi infiniti, i dettagli da mettere a punto. A partire dall’organizzazione allo stadio Chiesa, passando poi per le strade che la Papa mobile ha attraversato e che sono state sistemate; e poi l’allestimento sul sagrato e in basilica, con i fiori del negozio Ravarelli, solo per fare un esempio. La sicurezza al primo posto, ovviamente, da quella spiccia ai tiratori scelti che hanno sorvegliato Sant’Angelo da più punti dall’alto. E poi le strade chiuse, i parcheggi riservati lungo la circonvallazione (anche nei campi) e in zona centro commerciale Il Castello e cimitero. E, tra le innumerevoli cose da prevedere, la saldatura dei tombini nelle vie che il Papa avrebbe attraversato, una precauzione prevista anche in occasione delle visite dei presidenti della Repubblica.
Per potenziare il sistema della sicurezza, polizia di stato, carabinieri e finanzieri sono arrivati da mezza Lombardia, polizia locale che è arrivata da comuni lodigiani e sudmilanesi a dare supporto agli agenti di Sant’Angelo, in campo anche la polizia provinciale e la protezione civile. Al Cupolone è stata allestita la centrale operativa. Nelle ore precedenti si sono verificate alcune situazioni meritevoli di attenzione, come un contenitore nero con scritte in arabo lasciato nella zona del parcheggio Enzo Ferrari: senza tanto clamore sono intervenuti gli artificieri ma si è trattato di un falso allarme.
In generale tutto è filato per il verso giusto, e i santangiolini e quanti sono arrivati da fuori si sono goduti una caldissima e faticosissima (stante le temperature) giornata di festa, piena di emozioni. Per Sant’Angelo, insomma, è stato un evento storico!
Il countdown è scattato martedì 9 giugno quando a Lodi, nella redazione de “il Cittadino”, si è svolta la conferenza stampa ufficiale dell’evento. Erano presenti il vescovo monsignor Maurizio Malvestiti, il sindaco di Sant’Angelo Lodigiano Cristiano Devecchi, monsignor Franco Badaracco e don Enrico Bastia per il versante organizzativo della diocesi di Lodi ed Ernesto Racconi, storica figura del Comune di Sant’Angelo e che per conto del sindaco ha fatto da raccordo con gli altri enti deputati all’organizzazione.
Sopralluoghi e approfondimenti hanno caratterizzato i giorni precedenti. La Gendarmeria Vaticana ha studiato il percorso, gli spazi, gli elementi di sicurezza, facendo tappa a Sant’Angelo. E’ stato testato l’atterraggio dell’elicottero con cui il Papa sarebbe arrivato, messo a disposizione dal governo italiano. Nei giorni precedenti il 20 giugno la città si è vestita a festa: allo stadio un grande striscione lungo 80 metri con le immagini del Papa, di Santa Cabrini, e il messaggio di benvenuto. E poi, fiori nelle aiuole, via Mazzini asfaltata, striscioni di benvenuto alla caserma dei vigili del fuoco, la basilica tirata a lucido, una grande immagine della Santa issata sulla facciata. Strade ripulite, nuove strisce dipinte in alcuni punti della città, cartellonistica apposita, il tutto per quello che si può considerare l’evento più importante nella storia moderna di Sant’Angelo.
Il giorno precedente, venerdì 19 giugno, in serata, al castello Morando Bolognini, una cena a suggellare l’amicizia tra Sant’Angelo Lodigiano e Chicago, alla presenza del sindaco Devecchi, del parroco monsignor Enzo Raimondi, del presidente della Provincia Fabrizio Santantonio, del presidente della Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi Alfio Quarteroni, del direttore de “il Cittadino”, dell’ex sindaco Pino Carlin, dell’imprenditore Rocco Giannoni, del presidente di Sviluppo Santangiolino Erminio Avogadri, del presidente del Lions Madre Cabrini Claudio Grilli, di una rappresentanza delle suore cabriniane (suor Teresihna e suor Belen). La serata, la cui cucina è stata curata dallo chef santangiolino Martin Vitaloni, è stata organizzata dall’assessore Rosita Sali e ha visto la presenza di alcuni emissari di Chicago, italoamericani, rappresentati da Ron Onesti, con i quali intessere un gemellaggio nel nome di Santa Cabrini.
E dunque si arriva al giorno fatidico. Sabato 20 giugno 2026. Una giornata caldissima, inserita in un periodo, alla fine di giugno, decisamente bollente. Per Sant’Angelo è il giorno della grande festa.
La città inizia ad animarsi dalla tarda mattinata, con l’arrivo dei primi fedeli che si posizionano lungo le strade. C’è chi porta una sedia da campeggio, chi ha uno striscione, chi un cartellone che inneggia al Papa. Arrivano dal Lodigiano ma anche dalle province limitrofe. E ci sono tanti sudamericani (il Papa ha operato a lungo in Perù), emozionatissimi e festanti. Nei giorni successivi, parlando con i giornalisti, alcuni di loro racconteranno della loro commozione, di chi è scoppiato a piangere alla vista del Papa, di chi ha portato un Rosario per la preghiera e di chi ha poi chiamato nei paesi d’origine, come l’Ecuador, per trasmettere tutte le emozioni ai familiari. Lungo le strade, fuori dalle case, ecco le “sandaline”, i nastri colorati che servono a far bella la città e a riservare a Leone XIV un’accoglienza memorabile.
Grande fermento anche in basilica. Ci sono le misure di sicurezza da controllare per l’ultima volta, ci sono gli ultimissimi dettagli nell’allestimento, fiori da spostare, tappeti da aprire, il lavoro dei volontari è intenso. Tutta la città è coinvolta. Sulla strada che percorrerà la Papa mobile vengono posizionate le transenne, in piazza Duca degli Abruzzi e in piazza Libertà si montano i maxi schermi, sul sagrato ecco le sedie per i malati e i disabili che accoglieranno il Santo Padre.
Lo stadio Carlo Chiesa è pronto all’atterraggio dell’elicottero del Papa, che sarà anticipato da quello della polizia di stato, entrambi provenienti da Pavia. Durante gli spostamenti, nei cieli è disposta la “no fly zone”. E proprio lo stadio è la prima tappa della visita pastorale a Sant’Angelo. Il Chiesa ospita 2200 ragazzi dei Grest lodigiani, arrivati con i pullman per il saluto a Leone. Fa caldissimo ma l’entusiasmo è alle stelle. Chi può trova un poco di ombra in tribuna, per molti la salvezza arriva dagli idranti dei vigili del fuoco.
Intanto anche la basilica inizia a riempirsi. Sono circa 900 i posti disponibili, assegnati in precedenza.

Se all’esterno, pur con temperature africane, ogni tanto tira un rifolo di vento, dentro è un forno. Ma si resiste perché la giornata è troppo importante. Nella navata centrale trovano posto sulla destra i sindaci, tutti in fascia tricolore e tutte le autorità del territorio e di Sant’Angelo. Sulla sinistra invece i sacerdoti della diocesi, parroci, coadiutori, e poi religiosi e frati. Non possono mancare nelle prime panche sulla destra le suore di Madre Cabrini, con la superiora generale, suor Maria Eliane Azevedo Da Silva. Poco dietro le suore del Carmelo di Lodi e quelle dell’istituto delle Figlie dell’Oratorio. Nel resto della basilica una moltitudine di santangiolini - anche se quelli che avrebbero voluto prender posto sono molti di più - compresi i tanti volontari delle parrocchie che operano sempre con un impegno silenzioso ma fondamentale.
Sull’altare i sacerdoti di Sant’Angelo, quelli del capitolo della cattedrale, i parroci della città della diocesi di Lodi e monsignor Giuseppe Merisi, vescovo emerito di Lodi. I giornalisti sono collocati nella sala stampa in casa parrocchiale e sui matronei, ma durante la celebrazione raggiungeranno il resto dei fedeli. Dietro l’altare, nell’abside, i cantori. Ai piedi dell’altare, sulla destra, il labaro del Comune di Sant’Angelo con due agenti di polizia locale in alta uniforme. A pochi passi, in corrispondenza della cappella con il tabernacolo, viene posto l’inginocchiatoio che verrà poi usato dal Papa. Dall’altro lato dell’altare, un tavolo con una serie di doni per Leone XIV e la statua di Madre Cabrini con le tradizionali violette. Sull’altare, la sedia destinata al Pontefice e la reliquia con il cuore di Santa Francesca Cabrini, fatta giungere appositamente dalla casa cabriniana di Codogno, dove è custodita.
In tutta la chiesa si muove la Gendarmeria Vaticana, perennemente collegata con gli auricolari alla sala operativa allestita in sacrestia, accanto ai tanti volontari che cercano di dare ordine alla giornata, alcuni a loro volta emozionatissimi.
E si arriva ai minuti più importanti. L’elicottero con il Santo Padre atterra allo stadio attorno alle 19. Ad accoglierlo il vescovo di Lodi e il sindaco di Sant’Angelo in fascia tricolore. Leone saluta e fa subito qualche passo verso il centro del campo, per rendere omaggio alle migliaia di giovani che lo attendono. Poi sale sulla Papa mobile, compie il giro del campo, passa sotto le tribune affollate e giunge in strada. L’accoglienza, tra la banda di Sant’Angelo e i tanti fedeli assiepati in strada, è di grande entusiasmo.
La Papa mobile anticipata dalla polizia in motocicletta e da personale di sicurezza a piedi si muove verso la basilica: passa la rotonda dei pompieri, imbocca via Mazzini, ai lati centinaia e centinaia di persone festanti. Gli spazi di manovra non sono enormi, dietro le transenne però i fedeli sono ordinati, non ci sono particolari problemi. Si arriva all’altezza di piazza Duca degli Abruzzi, poi all’incrocio con viale Partigiani. I balconi sono colmi di santangiolini, c’è chi applaude, chi scatta foto, chi filma, chi solleva cartelloni di benvenuto. E poi si imbocca corso Umberto, ultimo tratto fino al sagrato della basilica, dove anche i negozi danno il benvenuto all’ospite di riguardo con cartelloni e striscioni. Leone scende, ed è il bagno di folla, saluta disabili e malati, raggiunge la chiesa, accolto dal parroco monsignor Enzo Raimondi.
Prima di varcare il portone centrale della basilica il Pontefice si ferma un istante per riprendere le forze e detergersi la fronte: sono passati alcuni minuti dopo le 19 ma il sole è ancora forte, il caldo torrido, il Papa è arrivato in elicottero e si è subito immerso nei fedeli.
Poi l’ingresso, salutato da un lungo e contagioso applauso. Leone XIV percorre a passo lento la navata centrale, anticipato dal reggente della Prefettura della Casa pontificia monsignor Leonardo Sapienza e seguito dagli addetti della Segreteria di stato vaticana. Attorno a lui la Gendarmeria, il vescovo di Lodi e il parroco di Sant’Angelo. Il Papa saluta, stringe mani, si ferma per le fotografie, scambia qualche parola con i fedeli, si concede ai sindaci, elettrizzati per l’incontro.
Poi, prima di salire sull’altare, si raccoglie in preghiera presso il Santissimo. Passano alcuni secondi. Poi si alza, sale sull’altare, indossa la stola (si tratta della più importante e preziosa stola della Diocesi di Lodi, solitamente utilizzata in occasione dell’ingresso dei nuovi vescovi) e si prepara ad ascoltare il discorso di benvenuto del vescovo di Lodi.

Discorso che, nella prima parte, sarà interrotto più volte dagli applausi dei fedeli. Poi, finalmente, monsignor Malvestiti riesce a concludere (la tabella di marcia è serrata perché in serata il Papa dovrà tornare a Roma, in elicottero) e parla il Santo Padre. Il messaggio, come prevedibile, verte su Santa Cabrini e sull’immigrazione. “Ma, care sorelle e cari fratelli, se guardiamo al mondo di oggi, che cosa dobbiamo dire? Quel “segno”, cioè il fenomeno migratorio, è entrato in una fase diversa, sicuramente più complessa, eppure non meno capace di interpellare la Chiesa”, dice il Papa.
E ancora: “Domandiamoci: se madre Francesca vivesse oggi, che cosa le direbbe la sua anima missionaria? O meglio, che cosa direbbe il Cuore di Cristo al suo cuore di donna consacrata a Lui e al servizio del suo Regno? E che cosa le avrebbe chiesto un Papa come Francesco, il quale, figlio di emigrati italiani, ha fatto del servizio ai migranti uno dei punti-chiave del suo pontificato?”.
Quindi, un appello rivolto soprattutto ai giovani. “Colgo dunque questa occasione per rivolgere un appello, specialmente ai giovani: conoscete Santa Francesca Cabrini! Leggete i suoi scritti, pieni di passione per Gesù e per la missione; le sue lettere, i suoi diari di viaggio, gli appunti dei suoi ritiri. Chi conosce madre Cabrini, ne rimane conquistato. La sua anima era nello stesso tempo contemplativa e attiva; era immersa nell’amore del Cuore di Cristo e questo le dava una capacità di lavoro e una forza d’animo straordinarie, coerentemente con il motto paolino che aveva scelto per l’Istituto: Tutto posso in Colui che mi dà la forza”.
Terminato il discorso, il Santo Padre si stringe in preghiera davanti alla reliquia della Cabrini.

Quindi il saluto personale a un gruppo di fedeli, una settantina (è quello che in Vaticano si definisce baciamano) e poi, il saluto collettivo e caloroso al coro, ai volontari e un piccolo fuori programma: si reca in sacrestia per ritemprarsi qualche istante, davanti ad alcuni dolcetti. Quando riappare, Leone XIV riattraversa la navata centrale fermandosi qua e là, con i sindaci, con i fedeli, con i sacerdoti. Sono momenti unici, intensi. Colpisce, dell’uomo, l’aspetto mite e minuto e uno sguardo dolce e profondo; le parole sono ferme, precise e in questo primo anno di pontificato il mondo se ne è accorto.
Applausi scroscianti, qualche coro “Leone… Leone…” e l’entusiasmo contagioso dei santangiolini accompagna il Papa all’uscita: attraversa nuovamente il sagrato, si ferma per salutare qualche bambino, scambia una battuta con un giovane e sale nuovamente sulla Papa mobile. Dal sagrato percorre all’inverso la medesima strada dell’andata e raggiunge nuovamente lo stadio. Lì, trova ancora i 2.200 ragazzi che lo avevano accolto un’ora prima. “Ragazzi buonasera, c’è un gran dono che avete avuto oggi, tutti: pazienza e capacità di aspettare. Aspettare è un segno di speranza. Grazie per essere testimonianza di speranza! Non dimenticate mai: voi giovani potete cambiare il mondo, e noi aspettiamo, ognuno di voi. Che il Signore vi benedica oggi e sempre!”. Queste alcune delle parole, a braccio, pronunciate prima di salire sull’elicottero, direzione Vaticano. Ultimissima curiosità di una giornata storica: per il volo di ritorno sono stati fatti preparare dei cestini, per la cena: il servizio è stato richiesto alla gastronomia Volpi di Sant’Angelo.
Tante, tantissime le immagini a fare da corollario. Come quella del volo delle colombe sul sagrato a cura dei colombofili santangiolini, sempre suggestivo e che non poteva mancare in questa occasione così speciale.
Si chiude così la cronaca di una giornata memorabile che è già diventata storia.