Un È un’agendina tascabile, di quelle che regalavano un tempo le banche, a permettere a Margherita Baldrighi, autrice lodigiana al suo secondo libro, di riscostruire parte della vita da soldato di suo nonno Gianfranco Lupatini. Chiamato alle armi alla fine del 1940, Gianfranco viene destinato in Grecia dove nel 1943, a seguito dell’Armistizio, è fatto prigioniero di guerra dai tedeschi: internato in un campo di lavoro a Berlino morirà di stenti nel 1944 a soli 29 anni.
Grazie all’agendina che Gianfranco portò con sé alla partenza ma che lasciò o dimenticò a casa dopo una licenza nell’agosto del 1942, l’autrice lodigiana ci restituisce le scarne parole del nonno che scandiscono il passare delle sue giornate al fronte.
E grazie alle lettere inviate alla moglie Zina, rimasta a Lodi con due figlie piccole e incinta di un bimbo che resterà in vita solo pochi mesi, ci viene offerto uno squarcio anche sulla quotidianità, le speranze e le fatiche della vita nel Lodigiano di quegli anni.
Il diario del nonno si interrompe nel 1942 ma le vicende successive al suo ritorno in Grecia (suo figlio morirà per gastroenterite proprio mentre Gianfranco, terminata la licenza, stava ritornando al fronte), specie dopo la cattura seguita all’Armistizio, sono comuni a tantissimi soldati e internati militari che hanno vissuto la stessa esperienza ma hanno avuto la fortuna di poter fare ritorno dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale.
Per questo l’autrice, attraverso le loro testimonianze, integrate da alcune ricerche fatte negli archivi militari e grazie alla comunicazione del cappellano che assistette il nonno in fin di vita, è riuscita a raccontarci la storia di Gianfranco Lupatini fino in fondo.
Una storia comune a tanti altri ragazzi, gli Internati Militari Italiani, cioè i soldati che dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943 furono catturati dai tedeschi, portati in Germania e costretti a lavorare in condizioni disumane dopo aver rifiutato di schierarsi a fianco dei tedeschi e di aderire alla Repubblica Sociale Italiana (lo stato fantoccio creato da Mussolini dopo la caduta del fascismo). Molti di loro morirono di stenti, altri furono vittime nei combattimenti che segnarono l’arrivo delle forze Alleate in Germania. Quelli che ce la fecero a tornare ci misero anni per riuscire a raccontare la loro esperienza.
Il titolo del libro è particolarmente efficace: Solo un pugno di parole …un pugno che ancora oggi, dopo più di ottant’anni, arriva direttamente allo stomaco!
Il libro è disponibile anche in Biblioteca Comunale.