Il Ponte di Sant'Angelo Lodigiano Foglio d'informazione locale

Assalto al deposito della San Marco

di Marco Danelli

A Sant’Angelo Lodigiano, nel 1944, era distaccato un reparto di Fanteria di Marina “San Marco” della RSI (Repubblica Sociale Italiana), Fungeva da zona di retrovia e di transito tra il fronte (Linea Gotica) e i centri di comando e rifornimento della Lombardia.
Il comando era dislocato nei piani inferiori delle scuole elementari di via Morzenti, con diversi autocarri militari Fiat 626 parcheggiati nel cortile. Aveva il compito di allestire una struttura logistica per le necessità della divisione, occupandosi del rifornimento di vestiario ed equipaggiamento individuale (biancheria, calzature, coperte, armamenti ecc.). Fu requisita la rimessa dei pullman in via Cavour, nel quartiere S. Rocco (ex deposito delle corriere della ditta SILA), che divenne il deposito divisionale provvisorio.
Il comandante del presidio fu il maggiore Luigi Zocchi di Erba, che guidava il contingente. La situazione, in quel frangente, era segnata da mille difficoltà e disagi: le materie prime scarseggiavano, così come il carburante per i mezzi di trasporto.
Il comando partigiano della 6ª Brigata “Giustizia e Libertà”, con base operativa a Romagnese, zona montana dell’Oltrepò Pavese, contava centinaia di partigiani, tra cui molti santangiolini, che confluirono sotto la direzione del sottotenente delle truppe alpine Sandro Tonolli. In seguito, si aggiunsero il sottotenente Piero Speziani, ufficiale delle Guardie di Frontiera, e il tenente Gino Castellotti.
Al comando vi era il giovane tenente di complemento Giovanni Antoninetti, vogherese, poco più che trentenne, che prese il nome di battaglia “Capitan Giovanni”.
Informato che a Sant’Angelo Lodigiano vi era un magazzino della Divisione S. Marco e che alcuni militari traevano profitto vendendo di nascosto, in modo illecito, coperte e altro materiale, e prevedendo l’arrivo di un inverno durissimo, pensò di compiere un’incursione per sottrarre il maggior quantitativo possibile di vestiario. Il tragitto era però pericoloso: presìdii tedeschi, l’attraversamento del fiume Po, un campo tedesco lungo la strada presso la cascina Porchirola di Graffignana e le robuste cancellate del magazzino rappresentavano ostacoli concreti.
Decise quindi di recarsi a Sant’Angelo per un sopralluogo. Durante il tragitto, nei pressi del castello, si imbatté in una pattuglia della Guardia Repubblicana che, fortunatamente, non lo fermò per l’identificazione. Raggiunse, tramite informatori, le sorelle Merli Esa e Lina della famiglia di Emilio Merli, proprietari di una segheria accanto al deposito divisionale. Fu ospitato nella loro villa (oggi della famiglia Rizzi) e da lì studiò il modo migliore per entrare nel magazzino, valutando tutti i rischi.
Rientrato alla base, radunò un gruppo scelto di partigiani: sei o sette uomini secondo alcune fonti, dodici secondo altre, tra i più esperti e affidabili. Dopo aver preparato il piano, fissarono la data dell’attacco al deposito. Facevano parte del comando anche Sandro Tonolli, Giovanni Rognoni e Pasquale De Vecchi.
Il 20 ottobre 1944 diedero inizio all’operazione. Partirono nella notte alla volta di Sant’Angelo Lodigiano; abbandonarono le biciclette e salirono su un camion messo a disposizione. Strada facendo alcuni si staccarono e arrivarono prima del gruppo per osservare la situazione in paese, dove alcuni partigiani indossavano divise da alpini e fascisti.
Alle prime ore del mattino entrarono in azione. Bussarono alle robuste cancellate di ferro del magazzino: la sorpresa riuscì alla perfezione.
La sentinella, vedendo le divise, aprì l’inferriata senza sospetti. I partigiani, armati di mitra, entrarono, costrinsero i militari a desistere, li disarmarono e li legarono. Sottrassero le armi e altro materiale presente, prelevando enormi quantità di coperte di lana, vestiario e quanto riuscirono a trovare. Caricarono tutto su un camion, armi comprese (altre fonti contrastanti affermano che arrivarono tre camioncini requisiti alla ditta Pila di San Colombano al Lambro). Presero in ostaggio anche sette militari di guardia e partirono in fretta. La strada era lunga e rischiosa, ma raggiunsero infine Romagnese, dove furono accolti trionfalmente e distribuirono coperte anche alla popolazione.
Purtroppo, non vi sono testimonianze certe sul seguito: nessuno racconta con precisione cosa avvenne dopo. Questo è quanto è stato scritto sull’assalto.
Dal diario storico “San Marco – Storia di una Divisione”, in tre volumi, di Pieramedeo Baldrati, che raccoglie documenti e vicende della Divisione S. Marco della Repubblica Sociale Italiana, nel primo volume (pp. 192-196) si legge che il 24 ottobre 1944 la S. Marco di Sant’Angelo Lodigiano trasmise con telegrafo al Comando Generale la segnalazione della morte di due marò: Zulianon Enrico, proveniente dal deposito divisionale di Lumezzane Valtrompia (del personale del deposito di Brescia), e Nardoniello Carlo, 3ª Divisione Fanteria di Marina San Marco.
Successivamente, due giorni dopo, il 26 ottobre 1944, fu telegrafato al comando: «Anche oggi notizie non buone e senza specifica. Da Sant’Angelo Lodigiano è morto un altro marò (Vertione Nerino, proveniente dal Deposito F. Marina Voghera, PV 886) ed un civile; oggi parecchie altre noie».
Si è certi che non sono morti a S. Angelo perché non si é trovato riscontro di nessun civile morto in quella data, si presume quindi che i decessi siano avvenuti altrove, chissà, forse dopo essere stati liberati oppure in qualche altra circostanza e solo successivamente riportati nei resoconti da compagni d’armi rientrati nei rispettivi Reparti. Le perdite furono riconosciute come caduti generici nella categoria “A” — assassinio conseguente ad agguato, aggressione o cattura — e il luogo del decesso fu attribuito dall’albo caduti e dispersi della RSI al comune di Sant’Angelo Lodigiano.
Quell’attacco non fu soltanto un colpo logistico, ma ebbe un forte impatto sul morale dei reparti della RSI presenti in zona, portando a un immediato inasprimento dei controlli e dei rastrellamenti nei giorni successivi in tutto il settore di Sant’Angelo e nei comuni limitrofi.

Biografia

Diario storico, 1° volume, San Marco - Pieramedeo Baldrati, Milano 1989, pag 192-196

40° dalla Liberazione 1945-1985, Romagnese - S. Angelo Lodigiano, pag.42

La lettura del diario di don Alberto Picchi cc. 28, appunti del parroco busta 4 fasc. 1.14 parrocchia Romagnese

Albo caduti e dispersi della Repubblica Sociale Italiana - a cura di Arturo Conti

Ponte, anno 9, n.2, aprile 2005 - A sessant’anni dalla Liberazione

L’altra guerra 43-45 - Giulio Guderzio 2003, pag. 379

Ricordare per non dimenticare - Pasquale De Vecchi, partigiano






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Militari della San Marco schierati
davanti alla scuola di via Morzenti


Il comandante del presidio Maggiore Luigi Zocchi