Il Ponte di Sant'Angelo Lodigiano Foglio d'informazione locale

La figura di Giorgio Perlasca, Giusto delle Nazioni

All’Oratorio San Luigi la testimonianza del figlio con la moglie, per non dimenticare
… a Lorenzo debbo di essere vivo oggi; e non tanto per il suo aiuto materiale, quanto per avermi costantemente rammentato, con la sua presenza, con il suo modo così piano e facile di essere buono, che ancora esisteva un mondo giusto al di fuori del nostro, qualcosa e qualcuno di ancora puro e intero, di non corrotto e non selvaggio, estraneo all’odio e alla paura; qualcosa di assai mal definibile, una remota possibilità di bene, per cui tuttavia metteva conto di conservarsi”.
Primo Levi, “Se questo è un uomo”

di Matteo Fratti

Ci sono storie che lasciano un barlume di luce, suscitano speranza nei momenti più bui della Storia, come quello della Shoah nella seconda guerra mondiale. Un momento in cui l’umanità, capace di grandi vertici seppe giungere altresì agli abissi più oscuri della sua esistenza.
Il monito del Giorno della Memoria invita a non dimenticare, quanto a ricordare ciò che nei meandri della Storia impedì a quel male di farsi largo. Sono vicende di salvezza, che neppure furono per fama o eroismi, ma per quel che si ritenne giusto in quel momento, come proprio dovere. Salvo poi tornare alla vita di sempre, all’indomani di ciò che è stato. Così quella di Giorgio Perlasca, resa nota ai più sicuramente dallo sceneggiato “Perlasca. Un eroe italiano” di Alberto Negrin del 2002, a sua volta da un libro del giornalista Enrico Deaglio che ne parlò nel 1991, quando la sua vicenda emerse, solo pochi anni prima, come un bene che ritorna, pur taciuto da più di quarant’anni. Una vicenda che ha dell’incredibile e che, nella settimana in cui ricorre l’anniversario dell’apertura dei cancelli di Auschwitz, viene raccontata nel duplice appuntamento dedicato alla sua figura, con ospiti d’eccezione, il figlio Franco Perlasca e la moglie Luciana Amadio: per una testimonianza intitolata “Parliamone insieme”, incontro pubblico nella Sala – teatro dell’Oratorio San Luigi, il 28 gennaio; quindi, il mattino del 29, con gli studenti dell’Istituto Pandini, per discutere “La responsabilità delle scelte”. Giorgio Perlasca (1910/1992) fu infatti funzionario italiano che a Budapest al tempo, pur a rischio della vita, ebbe modo di mettere in salvo migliaia di ebrei. Moderata da Lorenzo Rinaldi, la serata voluta dall’Amministrazione comunale, con la vicesindaca Boneschi e l’assessorato di Rosita Sali; con l’ospitalità del parroco don Enzo Raimondi e don Nicola Fraschini, per l’Oratorio; oltre ad altre presenze istituzionali, come l’Arma dei Carabinieri e il Maggiore Blasi, invita ad un confronto più che mai diretto con quest’intensa vicenda umana, per il tramite dei suoi familiari, che pure solo molti anni dopo, ebbero a conoscerne i retroscena. È uno scorcio documentaristico a inquadrare chi era, con la conduzione di Piero Angela nell’estratto dal filmato “Storia, maestra di vita” e qualche intervista.
Ma poi si apre a noi il racconto del figlio Franco, che con accento veneto e parole vive ci parla del padre, nato a Como e trasferitosi poi a Padova, perché il nonno era Segretario comunale. Negli anni Trenta aderì al fascismo e prestò servizio militare combattendo prima in Africa nella guerra d’Etiopia, poi nella guerra civile spagnola che gli giocherà a favore. In seguito si dissocierà dalle Leggi razziali, come pure dall’alleanza con la Germania e grazie ai precedenti servizi militari, non verrà richiamato nella seconda guerra mondiale. Lavorerà perciò in Ungheria come commerciante di bovini, dal momento in cui l’Italia voleva allargare i mercati con l’Est e sarà proprio lì quando un colpo di stato vedrà le Croci frecciate ungheresi allearsi al nazismo, con la deportazione degli ebrei ungheresi. Non aderirà nemmeno alla Repubblica di Salò e verrà fatto prigioniero, ma riuscirà a fuggire col permesso di una visita medica. Sarà allora che, proprio per il ruolo che ebbe in Spagna coll’esperienza bellica giovanile, si ricorderà della protezione accordatagli dal governo spagnolo in future situazioni di difficoltà e troverà appoggio in ambasciata, nonché nuovo documento quale ambasciatore spagnolo di nome “Jorge” Perlasca.
È in questo ruolo che matura la sua possibilità di porsi a difesa di persone che altrimenti sarebbero state deportate, soprattutto dal momento in cui anche lo stesso ambasciatore spagnolo Àngel Sanz Briz fuggirà dall’Ungheria e lui rimarrà solo, a condurre l’emissione di finti salvacondotti per cittadinanza spagnola, copertura diplomatica a chi ne avesse bisogno. Le vicende del dopoguerra lo videro poi nella libertà di ritornare in Italia, ma ciò che colpisce nello stesso racconto del figlio è che il padre non parlò mai di quella parentesi ungherese, neppure ai propri cari. Solo ne scrisse, in un diario, qualora avessero dovuto accusarlo di aver usurpato un titolo, proprio a scagionarsi per i motivi umanitari che lo spinsero a farlo, con una copia all’ambasciatore spagnolo e una al ministro De Gasperi.
Ma la scelta di Perlasca è stata quella di pensare in modo indipendente, né probabilmente a nessuno interessò mai di far uscire ufficialmente quella storia. Fino al 1988, quando alcune donne ebree ungheresi riuscirono a risalire a lui, che ebbe a salvarne le loro vite, come quelle di più di 5000 persone.
Al rammarico del figlio, nel venir a comprendere chi fosse papà da terzi, riconciliatorie le parole del giornalista Giorgio Pressburger, la cui famiglia fu salvata proprio grazie all’opera di Perlasca.
Egli – gli rivelò – è un “Giusto tra le Nazioni”, così secondo il Tribunale del Bene di Israele: per chi non fosse ebreo; ha salvato almeno un ebreo (e nel Talmud, chi salva una vita, salva il mondo intero); lo ha fatto a rischio della propria vita; veniamo a saperlo dal racconto dei salvati.
Giorgio Perlasca viene riconosciuto così dal 1989. Oggi i “Giusti tra le Nazioni” nel Yad Vashem sono 27921; 744 gli italiani.


 

DE VECCHI CENTRO GOMME CONDEVO B&B AUTO