La Domenica 7 settembre, in occasione dell’eclissi totale di Luna, mi sono recato al mulino con l’idea di scattare qualche fotografia. Da lì si gode uno dei panorami più belli di Sant’Angelo: il Lambro, il castello e il campanile racchiusi in un unico scorcio.
Quello che ho trovato, invece, mi ha lasciato amareggiato: l’argine versa in condizioni di trascuratezza, con piante abbattute lasciate al suolo, rifiuti sparsi, rovi e vegetazione infestante. Ma la scena più sconvolgente era quella del fiume stesso. A valle del salto della centrale, dove il greto si apre a formare una piccola baia sabbiosa, la riva è ingombra di tronchi e rami trascinati dalla corrente, mentre sull’acqua galleggiano bottiglie, mozziconi, sacchetti, scarpe, vestiti, giocattoli e altri oggetti di plastica.
È da decenni che il problema dell’inquinamento del Lambro viene denunciato: in passato ne erano prova la schiuma e i cattivi odori dovuti agli scarichi industriali sversati nel fiume, che hanno spinto i cittadini a chiedere anche l’intervento della politica. Ma di fronte ai rifiuti quotidiani abbandonati lungo le rive o per la strada, che poi finiscono inevitabilmente in acqua, non possiamo nasconderci dietro al poco controllo da parte delle istituzioni o alla noncuranza delle industrie: qui la responsabilità è anche di alcuni cittadini. Possibile che, nonostante la crescente attenzione ai temi ambientali, ci siano ancora l’incoscienza e l’ignoranza di chi considera gli argini o le strade come una pattumiera?
Nei mesi scorsi molti di noi hanno partecipato alle manifestazioni contro l’espansione dell’inceneritore di Vidardo. In quelle occasioni la comunità ha dimostrato di saper reagire, di avere a cuore il proprio territorio e il suo futuro. L’inquinamento dei fiumi non è un problema meno grave: anche i rifiuti plastici minacciano direttamente l’ecosistema e la nostra salute. Basti pensare che un semplice mozzicone di sigaretta, troppo spesso gettato dal balcone o dal finestrino, impiega decenni a decomporsi, rilasciando microplastiche che penetrano nel terreno e nella catena alimentare.
La foto è l’emblema di questo paradosso: da un lato il castello, simbolo e bellezza del nostro territorio, dall’altro l’immondizia che ondeggia nel Lambro, prodotto della negligenza e dell’inciviltà di chi non rispetta l’ambiente. Una contraddizione che dovrebbe farci riflettere e spingerci a comportamenti più coerenti e consapevoli, se davvero vogliamo rendere Sant’Angelo una città di cui essere fieri.
