“In questo Giubileo dei poveri lasciamoci ispirare dalla testimonianza dei Santi e delle Sante che hanno servito Cristo nei più bisognosi e lo hanno seguito nella via della piccolezza e della spogliazione. In particolare, vorrei riproporre la figura di San Benedetto Giuseppe Labre, che con la sua vita di vagabondo di Dio ha le caratteristiche per essere patrono di tutti i poveri senzatetto”. Tra le numerosissime figure che Leone XIV poteva scegliere come modello, è curioso abbia indicato proprio il pellegrino francese, che vanta un legame particolare con Sant’Angelo. E da parte nostra, è doloroso pensare che mentre il Pontefice lo indica come modello per la Chiesa universale, noi rischiamo di perdere per sempre la testimonianza del suo passaggio nella nostra comunità.
Ma andiamo con ordine. Benedetto Giuseppe Labre nasce nel 1748 a Amettes da una famiglia numerosa. Dopo essersi visto rifiutare l’ammissione in monastero, intuì che la sua vocazione era quella di vivere come vagabondo di Dio, predicando il Vangelo e indicando come esempi l’umiltà e la povertà. Nell’autunno del 1770 mentre percorre la Via Francigena, sosta a Sant’Angelo, ospite alla cascina Musella della famiglia di Fermo Savarè e Maria Rancati.
Morto nel 1783, è stato beatificato nel 1860 da Pio IX e canonizzato nel 1881 da Leone XIII. Proprio in vista della canonizzazione, a Sant’Angelo, su un muro esterno della cascina Musella, Vittorio Toscani realizza un pregevole affresco del futuro santo, che sarà poi inaugurato nel 1883. Lo si nota, in lontananza, percorrendo la tangenziale.
Oggi, purtroppo, di quell’affresco non rimane moltissimo, essendo esposto alle intemperie. La cascina, di proprietà della Fondazione Bolognini, giace in stato di abbandono.
In passato la parrocchia di Maria Madre della Chiesa si era proposta di strappare l’affresco per restaurarlo e collocarlo poi al coperto, a beneficio dell’intera collettività. Ma l’iniziativa non era andata a buon fine a fronte della mancanza di accordo con la proprietà. Chissà che oggi, confidando anche nella nuova “notorietà” che il Papa ha dato al santo vagabondo, l’esito possa essere diverso, evitando che un piccolo ma importante patrimonio di storia e di fede dei santangiolini vada perso per sempre.
