La riscoperta del dialetto e le dieci lingue del territorio lodigiano
Un nuovo volume di Cremascoli e Pallavera
dedicato alla lingua dei padri
Nella nuova primavera che stanno fortunatamente vivendo i nostri dialetti, vere e proprie lingue, merita una citazione il nuovo libro di monsignor Giuseppe Cremascoli e Ferruccio Pallavera, “Dialetto e civiltà contadina nel Lodigiano”, edito da Le Piccole Pagine e presentato a metà ottobre a Lodi, in attesa di un tour che lo porterà in numerosi paesi della provincia.
L’opera, verrebbe da dire monumentale viste le 772 pagine, le 1060 parole dialettali in glossario, i 1420 modi dire e i 150 proverbi raccolti nelle campagne lodigiane, è divisa in due parti. Una prima parte parla di dialetto e di dialetti (“Il Lodigiano, una terra dalle dieci lingue”), con numerose variazioni sul tema e un bell’elenco commentato di quanti nel corso degli anni si sono prodigati per salvare la lingua dei padri. La seconda parte, preponderante, è dedicata invece interamente alla vita e alle opere in dialetto di Gianstefano Cremaschi (1853-1935), maestro elementare a Ospedaletto Lodigiano, che si impegnò a lungo nella salvaguardia del dialetto bassaiolo.
Per quel che interessa in questa sede, è doveroso soffermarsi sull’omaggio fatto a Sant’Angelo e ai santangiolini che si sono impegnati per custodire la parlata dialettale. “Un posto di rilievo – scrivono gli autori – deve essere assegnato ad Achille Mascheroni (Sant’Angelo Lodigiano 1928-2017) che nella vita fu tante cose: insegnante, musicologo, poeta, teatrante, romanziere, biografo di Santa Francesca Cabrini. Ma soprattutto fu un malade de Sant’Angel, un innamorato della sua città, di cui più di ogni altro seppe cogliere l’humus, raccontandola in prosa e in poesia. La ricca produzione letteraria di Mascheroni ruota per gran parte attorno al capoluogo barasino; in particolare nei suoi libri in dialetto evidenziò il suo essere un personaggio ricco d’immaginazione inquieta, d’amore profondo per la sua terra, di acuta e preziosa sensibilità, un poeta della sua gente, grazie ad affreschi gustosi della vita di paese e di un tempo ormai perduto. Sempre per quanto riguarda Sant’Angelo Lodigiano è doveroso rimandare all’apprezzato lavoro svolto da Angelo Pozzi che con brevi racconti consente di entrare nel tuttora vivo dialetto locale”.
Il nostro Angelo Pozzi è poi indicato fra gli autori dei dodici vocabolari dedicati ai dialetti del territorio, nel nostro caso il riferimento è alle pubblicazioni realizzate con la Società della Porta-Il Ponte. “Risale al 2016 uno studio fondamentale per la comprensione e la salvaguardia del dialetto di Sant’Angelo Lodigiano, frutto di un lungo lavoro di ricerca compiuto da Angelo Pozzi, intitolato Fin ch’la düra, mai pagüra! Il libro riporta un alto numero di modi di dire e vocaboli dialettali, unitamente a una grammatica comparata Santangiolino-Italiano”.