Madre Cabrini immortalata nel mondo
Dalla statua nella Basilica Vaticana di Roma al memoriale dell’isola di Manhattan a New York

di Antonio Saletta

La brezza del mare alla foce del fiume Hudson fa volare il velo di Madre Francesca Saverio Cabrini che volge lo sguardo verso
la Statua della Libertà a Ellis Island, «collegando in tal modo la missione di raggiungere gli immigrati alla storia dell’immigrazione» spiega Andrew Cuomo, governatore dello Stato di New York. E’ stata proprio la “Mother Cabrini Memorial Commission”, associazione italo-americana guidata da Cuomo, a prodigarsi affinché venisse eretto quel nuovo monumento che onorasse la patrona degli emigranti. Collocata a Battery Park City, sull’isola di Manhattan, la scultura in bronzo è stata inaugurata il 12 ottobre scorso, nella ricorrenza del Columbus Day, dal governatore Cuomo e dal vescovo di Brooklyn mons. Nicholas Di Marzi.
Realizzata dagli scultori Jill e Giancarlo Biagi, raffigura Madre Cabrini su una barchetta assieme a due ragazzi, a indicare i numerosi viaggi della missionaria tra l’Italia e gli Stati Uniti. La ragazza tiene in mano un libro, simbolo dell’impegno di Madre Cabrini nell’educazione della gioventù; il ragazzo ha con sé i bagagli e un’ocarina, a rappresentare la musica e la cultura portate in America dagli immigrati.
Ma c’è di più: l’architetto Martin Sendlewskin ha voluto dar vita, nella piazzetta in cui è stata collocata la scultura, a un particolare allestimento sul tema dell’acqua. Grazie alla collaborazione con l’architetto santangiolino Beppe Roberti che ha reperito 90 quintali di ciotoli di fiume bianchi e neri dalla ditta Fratus di Mornico al Serio (Bergamo), ha creato una specie di torrente per ricordare quello nel quale, da bimba, Francesca Cabrini giocava con le sue barchette di carta che riempiva di violette, poi trasformate dalla sua fantasia in suore missionarie in giro per il mondo.
Sul basamento in marmo che regge la statua sono infine stati collocati alcuni pannelli in bronzo che illustrano episodi di vita della Santa: (descrizione in inglese
https://www.cabriniworld.org/mother-cabrini-memorial-in-battery-park-nyc/) nel primo, sotto la scritta “Sant’Angelo Lodigiano, Italy, 15 luglio 1850”, ne è ricordata la nascita mentre il papà Agostino libera la colomba che si era impigliata nella sua frusta. Altri pannelli raccontano diversi momenti della missione di Madre Cabrini tra gli immigrati nel quartiere povero e degradato dell’isola di Manhattan.




Il monumento a Santa Cabrini appena inaugurato è l’ultimo di una serie che, in Italia e nel mondo, le rendono omaggio, da quello collocato su una guglia del Duomo di Milano a quello di Montréal in Canada, dalla statua innalzata a Pompei a quelle di Cascia, Buenos Aires, Filadelfia...
Ma il più prestigioso e rilevante è senza dubbio il primo che le è stato dedicato. Si trova a Roma, nella navata centrale della Basilica Vaticana. Qui, scandite da poderosi pilastri, si aprono 39 nicchie con le figure dei Santi fondatori degli Ordini e delle Congregazioni religiose. In una di queste, a dodici metri di altezza e a fianco dell’altare papale, è stata posta l’8 dicembre 1946 la statua di Santa Francesca Saverio Cabrini, fondatrice della Congregazione delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù. Era una delle poche nicchie allora disponibili e fu proprio Papa Pio XII, che pochi mesi prima, il 7 luglio 1946, aveva canonizzato Madre Cabrini, a decidere di rendere omaggio alla sua figura.
Il gruppo marmoreo, raffigurante la missionaria e un angelo, venne commissionato allo scultore Enrico Tadolini (1884 -1967), discendente da una famiglia di artisti romani il cui capostipite, Adamo, era stato allievo prediletto di Antonio Canova.
Ricavato da un blocco di marmo color indaco di cinquanta tonnellate proveniente da Gubbio di Querceta, nelle Alpi Apuane, vanta numeri record: la statua della Cabrini è alta cinque metri, larga due e mezzo e pesa oltre venticinque tonnellate; l’angelo che sta ai suoi piedi misura due metri e mezzo di altezza e pesa sette tonnellate. Il peso complessivo del gruppo marmoreo è di circa trentatré tonnellate, base compresa. Logico, dunque, che per trasportare in piazza San Pietro l’enorme monumento sia stato usato uno speciale carro ferroviario munito di sedici ruote gommate e che per accedere all’interno della Basilica Vaticana sia stato necessario l’uso di trecento metri di grosse corde e di un gigantesco argano, lo stesso che nel 1500 era stato usato per sollevare l’obelisco di piazza San Pietro.
Il gruppo marmoreo, donato in riconoscenza di una grazia ricevuta dall’architetto americano Thomas Le Roy Warmer, cui fu in seguito affidata la costruzione del santuario cabriniano di Chicago, venne inaugurato e benedetto dal cardinale Federico Tedeschini. Nel suo intervento il porporato ricordò di aver conosciuto Madre Cabrini e di aver intrattenuto con lei un intenso rapporto epistolare. La cerimonia vide la presenza di cardinali, vescovi, di membri della Giunta Cattolica per l’Emigrazione, dell’ambasciatore degli Stati Uniti e di gruppi di suore cabriniane giunte da tutto il mondo. C’era Madre Antonietta Della Casa, tra le cui braccia Madre Cabrini era spirata il 22 dicembre 1917, e c’era, naturalmente una folta rappresentanza di santangiolini guidati da don Nicola De Martino.


IL PONTE - foglio d'informazione locale di Sant'Angelo Lodigiano


Sopra, la statua marmorea di Santa Francesca Cabrini, opera di Enrico Tadolini, posta l’8 dicembre 1946 nella Basilica Vaticana di Roma; sotto due storiche e inedite immagini del difficoltoso trasporto della statua di marmo da piazza San Pietro all’interno della Basilica, nella prima foto davanti al carro ferroviario è ritratto il donatore Thomas Le Roy Warmer, nell’altra foto, gli operai mentre fanno scivolare la statua nella Basilica servendosi di grosse funi e di un argano che nel 1500 è servito per sollevare l’obelisco di piazza San Pietro.