Ritrovate le spoglie mortali dell’eroe Riccardo Morzenti
L’annuncio nel centenario della Prima guerra mondiale
La sepoltura dell’alpino si trova nel Sacrario di Oslavia



Sant’Angelo ricorda con una notizia davvero significativa i cento anni dallo scoppio della Prima guerra mondiale. E’ stato individuato infatti, a 97 anni dalla morte al fronte, il luogo della sepoltura delle spoglie del tenente Riccardo Morzenti, alpino santangiolino, caduto sul monte Vodice il 18 maggio 1917 durante la battaglia dell’Isonzo. La conferma è arrivata venerdì 7 novembre da Giovanna Domenica Cordoni, presidente della sezione barasina dell’Associazione Combattenti e Reduci, che nella sede di via Forlani ha indetto una conferenza stampa. Al suo fianco Marco Danelli, volontario dei vigili del fuoco e ricercatore per passione, a cui va il merito di aver scovato su Internet il luogo della sepoltura. Presenti inoltre il sindaco di Sant’Angelo, Domenico Crespi, e i nipoti di Morzenti, Annamaria, Ottorina, Ezio e Margherita, quest’ultima arrivata appositamente da Vigevano. “Dopo 97 anni - ha affermato con soddisfazione e un pizzico di commozione Domenica Cordoni - possiamo comunicare che è stato rintracciato il luogo di sepoltura di Riccardo Morzenti, eroe della Prima guerra mondiale. Finora sapevamo che nel momento della morte, nel 1917, Morzenti era stato posto da un suo attendente sotto un albero, in attesa di recuperare il corpo. Quando però l’attendente era tornato, al termine della battaglia, il corpo non c’era più, perché nel frattempo era stato recuperato insieme a quello degli altri caduti. Non si è mai saputo, però, dove questi corpi fossero stati portati”.

Tutto è partito da una telefonata. Casualità vuole infatti che la scorsa estate la famiglia Morzenti sia stata contattata da Vincenza Gorris, curatore del volume “Il pane del fante”, raccolta di lettere scritte dal padre, maggiore Vincenzo Gorris, alpino e amico di Riccardo Morzenti. Gorris scrive più volte del tenente barasino, ma mai si dispera per l’assenza del luogo di sepoltura. Un particolare, quest’ultimo, che ha acceso la classica lampadina nella famiglia Morzenti e nell’Associazione Combattenti e Reduci. “Dopo la telefonata della signora Gorris, ci siamo attivati - ha ricostruito Domenica Cordoni - e Danelli, navigando in Internet, ha recuperato un elenco dei caduti della Grande Guerra, inedito e pubblicato sul sito del Ministero della Difesa”. Secondo questo elenco il corpo di Morzenti era stato sepolto nel cimitero di Plava, oggi in Slovenia, dove ancora esiste una targa. Una volta contattati i responsabili del cimitero, è però emerso che il corpo era stato traslato nel 1982 nel Sacrario militare di Oslavia, Gorizia, dove riposano circa 57mila caduti. In occasione delle festività del primo e due novembre scorsi la famiglia Morzenti ha dunque raggiunto il Sacrario, dove ha partecipato alla Santa Messa. Si è pure recata al monte Vodice, luogo della morte. “Ringraziamo la signora Gorris per aver dato l’input alle ricerche, da noi già avviate ma senza fortuna - ha detto Ottorina Morzenti - la sua telefonata, pochi mesi fa, è stata importantissima. Per la nostra famiglia questa è una grande emozione”. Il sindaco Crespi ha sottolineato che “Morzenti ha dato la vita per l’Italia”, annunciando poi che sono terminati al cimitero i lavori di sistemazione della cappella dei caduti. Crespi ha inoltre ricordato che l’amministrazione comunale, alcuni anni fa, ha concesso il carattere perpetuo alla tomba di Morzenti, nel cimitero cittadino (nella quale ovviamente non riposano le spoglie del militare).
Domenica Cordoni ha invece segnalato che è in preparazione un viaggio dell’Associazione Combattenti e Reduci proprio a Oslavia, confermando poi che, essendo situato in un Sacrario, il corpo di Morzenti non potrà essere riportato a Sant’Angelo. Alla conferenza stampa erano presenti inoltre Luisella Lunghi, consigliere comunale, l’ex consigliere comunale e già assessore Ugo Speziani, Achille Mascheroni e i rappresentanti del gruppo di Lodi dell’Associazione nazionale alpini Dario Bignami ed Ernesto Livraghi.
Lorenzo Rinaldi


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