Alla scoperta della Sicilia che lotta

Nostro servizio sul viaggio della legalità, dal Lodigiano a Palermo


Attratti da una proposta rivolta al mondo delle associazioni lodigiane da Andrea Ferrari - assessore alla cultura del Comune di Lodi - decidiamo di partecipare a questo viaggio in Sicilia consapevoli che non sarà un viaggio turistico come altri.
Più che visitare monumenti incontreremo alcune persone, tra le molte impegnate nella lotta alle ingiustizie, in questa terra tanto bella quanto ferita.
Un itinerario fatto di incontri - le “Conversazioni in Sicilia” di un gruppo di lodigiani - che val la pena di fissare per condividere con altri questa importante esperienza.
Dunque partiamo. Nelle intenzioni di Andrea Ferrari saremmo dovuti essere una ventina. Siamo più di settanta e altrettanti sono rimasti a casa in lista di attesa.
Arriviamo a Palermo e subito entriamo nel tema del viaggio. Il primo appuntamento infatti è in tribunale, luogo simbolo della legalità.


Il gruppo dei lodigiani in Sicilia

Il magistrato antimafia. Antonio Ingroia è in ritardo. Ci ha promesso mezzora del suo tempo per parlarci della lotta alla mafia ma la giornata è evidentemente di quelle difficili. Lo aspettiamo dietro il tribunale, in piazza della Memoria. Sui gradoni della piazza i nomi di magistrati assassinati: Costa, Ciaccio Montalto, Chinnici, Saetta, Giacomelli, Terranova, Livatino, Scaglione, Falcone, Morvillo, Borsellino…
Eccolo finalmente. Ci parla di una storia fatta di sconfitte e di successi; di una politica che ha sostenuto l’azione giudiziaria solo nelle fasi di emergenza, dopo le grandi emozioni collettive, che si è accontentata di contenere il fenomeno anziché reprimerlo. Ci racconta anche qualche aneddoto sulla nostra classe politica. Resterà con noi poco più della mezzora promessa ma con due telefoni che vibrano in continuazione.
Ad alcuni sembra stanco, forse lo è. Ma le sue parole sono ferme, l’analisi lucida. Ci congediamo convinti che saprà continuare a resistere.

L’imprenditore taglieggiato. Fare l’imprenditore non è una cosa semplice. In Sicilia meno che altrove. Se paghi il pizzo puoi lavorare, se non lo paghi rischi di persona e lo Stato ti deve proteggere. È quello che è successo a Vincenzo Conticello, titolare di uno dei più famosi locali di Palermo - L’antica focacceria San Francesco - che vive sotto scorta proprio per la sua scelta di resistere al racket. Nessuna resistenza invece, da parte nostra, davanti alle specialità della casa…

I Corleonesi. La strada da Palermo a Corleone si snoda in uno dei più bei paesaggi della Sicilia. Eppure Corleone non è conosciuto per la natura ma per la criminalità.
Arriviamo in paese con in mente Marlon Brando nei panni di don Vito Corleone, il Padrino. Basta qualche confronto fra di noi per ricordare che di Corleone sono nativi ben altri personaggi, del tutto veri: Luciano Liggio, Totò Riina, Bernardo Provenzano… insomma “i corleonesi”. Ma i corleonesi che incontriamo noi sono tutt’altra cosa. Sono i giovani che gestiscono il laboratorio della legalità ricavato da una casa confiscata a Provenzano, quelli delle cooperative che coltivano i terreni sequestrati alla mafia; sono quelli che, in un agriturismo ricavato da una ex stalla di proprietà di Totò Riina, ci ospitano in questa lunga serata. Sono i ragazzi della associazione Libera che ancora attendono il permesso di vendere i loro prodotti, nella bottega antimafia inaugurata dal ministro Maroni ben otto mesi fa.

L’albero della memoria. Era il 23 maggio 1992 quando una spaventosa esplosione uccise il giudice Falcone, la moglie e la scorta. La zona del viadotto è ora uno dei luoghi della memoria antimafia. Sull’autostrada due stele ricordano la strage. Fuori dallo svincolo una stradina porta ad uno spiazzo dove c’è un grande albero, all’ombra del quale si svolgono le commemorazioni. Ci ha fatto arrabbiare vedere questo luogo infestato da erbacce e con i muri imbrattati. C’è bisogno di resistere anche all’oblio.

Le donne dello Zen. Bice Salatiello e Pina Maisano Grassi non si offenderanno se diciamo che sono del 1928. Ci attendono nel centro sociale di uno dei quartieri difficili di Palermo: lo Zen (Zona Espansione Nord), dove l’acqua è allacciata ancora oggi abusivamente, le piazze e i giardini sono discariche, i viali luoghi di spaccio. Le due donne sono la dimostrazione vivente di una Palermo che sa reagire.
Bice impegnata da decenni nel centro sociale del quartiere a seguire i progetti a favore delle donne: un asilo e un doposcuola per accudire i loro figli e laboratori professionali per insegnar loro un lavoro.
Pina che dopo la morte del marito Libero Grassi, im-prenditore ucciso dalla mafia perché non cedeva alle estorsioni, si è impegnata attivamente in politica e nella società civile a difesa della legalità.

Il TG antimafia
. Arriviamo a Partinico convinti di ascoltare Pino Maniaci, direttore di una piccola ma combattiva emittente locale, invece ci troviamo al suo fianco a condurre in diretta il telegiornale. Un’esperienza unica.
Pino Maniaci sembra non fare sconti a nessuno, chiama le cose col loro nome e non usa eufemismi. Sbeffeggia i mafiosi, tratta male i politici. Con una redazione fatta in casa e l’aiuto di qualche volontario è riuscito ad imporre la sua Telejato nel panorama della controinformazione, o come dice lui, dell’informazione al servizio della verità.
Di questa piccola televisione se ne parla anche all’estero e in queste tre stanze vengono in tanti a portargli la solidarietà per un lavoro che lo costringe a vivere sotto la tutela dei carabinieri. “Non fatemi la solita domanda cretina, cioè se ho paura, certo che ho paura… ma non mi faccio fermare; mi hanno tagliato le gomme, incendiato un’auto, preso a botte…”. Qualcuno lo combatte anche in tribunale: nel notiziario di oggi anche la sua condanna definitiva a nove mesi di reclusione per diffamazione, nell’ambito di una lunga battaglia ambientale.

Il sogno di Felicia. Prima di morire Felicia Impastato confidò al figlio Giovanni: “Spero che la nostra casa possa sempre rimanere aperta, per far conoscere ai giovani il pensiero di Peppino, e spero anche che quell’altra casa, quella a cento passi da qui, non venga più abitata”. Peppino Impastato, attivista politico e giornalista fu ucciso su ordine di Gaetano Badalamenti. La casa dei cento passi (resa famosa dal film di Marco Tullio Giordana) ora confiscata, è proprio quella del boss di Cinisi. La visitiamo insieme a Giovanni, fratello di Peppino Impastato, e a Rita Borsellino, attualmente parlamentare europea. Siamo fra i primi ad entrarci, ci dicono. Da fuori la casa del mafioso si confonde con le altre ma dentro è immensa, vuota e buia, forse ne faranno una biblioteca. La casa di Peppino invece è piccola e piena di ricordi. Il sogno di Felicia si è avverato.

Lasciare il segno. Sarina Ingrassia, 87 anni, ha fatto dell’accoglienza la sua vita. Siamo a Monreale e la incontriamo nella chiesa del quartiere dove ha sempre vissuto e dove la sua casa è da molti anni un punto di riferimento per chi è nel bisogno. Presto attorno a lei si è costituito un gruppo di volontari che ora portano avanti la sua missione di contrasto al degrado culturale. Il servizio del doposcuola è diventato così uno strumento per sottrarre i ragazzi alla delinquenza, per offrire loro modelli positivi. Cinque anni fa Sarina accettò di candidarsi con Rita Borsellino alle elezioni regionali. Nonostante in tanti anni dalla sua casa siano passati centinaia di ragazzi, nel quartiere ottenne poche preferenze. Ma Sarina non è una che si scoraggia. L’importante, ci dice, è sentirsi al proprio posto e credere in quello che si fa. Siamo come il carbone, commenta uno dei volontari citando un proverbio siciliano: U carbungh’ sa nan tìngia, mascarìa - il carbone se non tinge, lascia comunque un segno….

Ed eccoci alla fine del nostro viaggio nella resistenza civile siciliana. Abbiamo incontrato giovani coraggiosi, donne determinate, uomini decisi. Abbiamo capito che qui in Sicilia il vento sta cambiando direzione. Forse perché anche la mafia sta cambiando direzione. Tornando a Milano dovremo ricordarcelo.
Giancarlo Belloni




IL PONTE - foglio d'informazione locale di Sant'Angelo Lodigiano