IL PONTE - foglio d'informazione locale di Sant'Angelo Lodigiano
Anno 23 - N.3 Giugno 2019

Ospedale Delmati,
sul suo futuro
è calato il silenzio

Da un po’ di mesi a questa parte sembra essere calata una cappa di silenzio sull’ospedale Delmati di Sant’Angelo. E’ cambiato il nome dell’Azienda ospedaliera, oggi si chiama Asst - Azienda socio-sanitaria territoriale -, è cambiato il direttore generale, da Giuseppe Rossi, passato a Cremona, al nuovo Massimo Lombardo. La situazione, per quanti lavorano all’interno dell’ospedale e per i pazienti e i loro familiari, non sembra essere migliorata. E allora forse è il caso di fare il punto.
Ecco qualche esempio, partendo dalla realizzazione, pochi anni fa, di un moderno blocco operatorio.
Le sale operatorie, nuove di zecca, sono state utilizzate solo per breve tempo per l’attività di Day surgery, la chirurgia veloce, che è stata poi trasferita al Maggiore di Lodi. Ad oggi dunque le nuovissime sale operatorie dell’ospedale di Sant’Angelo sono chiuse e addirittura sono state svuotate delle strutture. Vien da chiedersi: perché spendere pochi anni fa milioni di euro per realizzare le nuove sale operatorie, per poi chiuderle?
Ha finalmente riaperto invece, dopo una lunga fase di chiusura legata alla gara d’appalto, il bar interno all’ospedale. Si è passati da una gestione familiare a una di carattere “aziendale”, nel senso che ad aggiudicarsi il bando è stata una società che, tramite dipendenti, si occupa anche di altri bar e punti ristoro. La conseguenza diretta è che il bar dell’ospedale è chiuso il sabato e la domenica, nei giorni in cui probabilmente l’afflusso di parenti è maggiore. In questo modo, peraltro, si privano i pazienti della possibilità di “fare quattro passi”, di svagarsi un po’, magari proprio scendendo a bersi un caffè e facendo quattro chiacchiere. Può sembrare poca cosa, ma sapeste quanti degenti santangiolini e parenti ci hanno segnalato la questione nelle scorse settimane…
Cambiamo argomento. Gli Infettivi per il momento restano al Delmati, nel nuovo padiglione al piano terra realizzato proprio per ospitare questo reparto. L’ex primario, più volte prima di andare in pensione, si era però espresso a favore del trasferimento degli Infettivi da Sant’Angelo a Lodi, probabilmente assecondando le richieste di una parte del corpo medico. Vien da chiedersi, per quanto tempo ancora resisterà a Sant’Angelo il padiglione?
E ancora, da qualche anno a questa parte viene sbandierata ai quattro venti la trasformazione dell’ospedale di Sant’Angelo in Pot, Presidio ospedaliero territoriale. Un nuovo modo di concepire la sanità pubblica, di cui il Delmati sarebbe dovuto diventare uno dei “casi scuola”. Eppure, ci dicono pazienti e lavoratori, questa rivoluzione non è servita a riempire il nostro ospedale, la ricaduta sul territorio insomma non si è avvertita. Se il Pot (che pure funziona) doveva essere un modo per rilanciare il Delmati, restituirlo ad altre funzioni dopo essere stato depredato di numerosi reparti, possiamo tranquillamente dire che il risultato non appare raggiunto. O forse, le attese per quella che era stata presentata come una vera e propria rivoluzione erano troppo alte…
Nessuno vuol fare battaglie di retroguardia e siamo consapevoli che, ad esempio, la moderna sanità non prevede determinati reparti per acuti in assenza di Rianimazione. Resta il fatto che ormai da troppi anni l’ospedale di Sant’Angelo ha perso il suo ruolo di centralità sul territorio, è stato spogliato via via di servizi e di attività. I lavori ci sono stati - abbiamo detto delle nuove sale operatorie, ma ci aggiungiamo gli ascensori e la climatizzazione - quel che manca, o se c’è non è mai stato efficacemente comunicato, è un piano complessivo di rilancio, da cui si capisca in cosa si deve trasformare il Delmati, in quanto tempo, con quanti soldi.
L’ospedale dei santangiolini diventa un argomento buono solo in campagna elettorale o in occasione della passerella di qualche manager o politico di turno. Poi più nulla. Solo il silenzio. O meglio, il borbottio di sottofondo di quanti ricordano un ospedale in piena salute e vorrebbero tornasse tale. Dobbiamo prenderne atto.




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